La Cei istituisce un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà

di Gianni Puglisi 1

Le difficoltà che le famiglie italiane incontrano quotidianamente per far fronte alla crisi sono davanti agli occhi di tutti ed è impossibile non..

Le difficoltà che le famiglie italiane incontrano quotidianamente per far fronte alla crisi sono davanti agli occhi di tutti ed è impossibile non notarle, soprattutto in termini di conseguenze sull’intero andamento dell’ecomnomia. Pare essersi accorta di questo anche la Conferenza Episcopale Italiana che ha deciso di stanziare un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro raccolti attraverso una colletta nazionale.

Questo fondo, quindi, consentirà alle famiglie con più di tre figli e senza lavoro di accedere ad un sussidio di 500 euro al mese attraverso un prestito erogato dalle banche e garantito proprio dal fondo di garanzia Cei. Contribuiranno agli aiuti anche le banche che si impegnano a duplicare il tetto di garanzia fino a 300 milioni.


I prestiti potranno essere rimborsati dalle famiglie in cinque anni, che andranno a decorrere dal momento in cui queste si troveranno ad avere un nuovo reddito da lavoro. L’iniziativa, quindi è frutto di un accordo tra la Cei e l’Abi che, oltre a duplicare il tetto di garanzia si impegna anche ad applicare un tasso di interesse minimo sulle somme erogate.

La Cei, come ha reso noto il segretario generale della Cei Mariano Crociata, stima che in questo modo potranno essere aiutate dalla 20.000 alle 30.000 famiglie.


Per ottenere il prestito ci si dovrà rivolgere al proprio parroco il quale provvederà ad indirizzare le famiglie che rientrano nei paramentri stabiliti presso la Caritas diocesana o gli uffici delle Acli. Dopo circa 10-20 dalla richiesta la banca inizierà ad erogare 500 euro di sostegno mensile che servirà per il pagamento dell’affitto o del mutuo. L’erogazione avrà la durata di un anno e potrà essere rinnovata per un secondo anno.

Monsignor Mariano Crociata ha precisato che si tratta di una misura di sostegno che “servirà alle famiglie che hanno perso il reddito a resistere in questa fase difficile per rientrare nel mercato del lavoro. Non è un gesto assistenziale“.

Per poter avere accesso alla forma di sostentamento promossa dalla Cei, tuttavia, occorrerà essere coppie sposate, anche solo civilmente.

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