L’OCSE rivede le sue previsioni sull’economia italiana

di Stefania Russo Commenta

Poco meno di un mese fà l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) aveva reso noto il suo rapporto "Obiettivo Crescita"..

Poco meno di un mese fà l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) aveva reso noto il suo rapporto “Obiettivo Crescitadal quale emergeva un allarmante divario tra l’Italia e gli altri paesi.

Le previsoni dell’OCSE riferite alla situazione italiana, tuttavia, sono ulteriormente peggiorate. L’organizzazione, infatti, ha reso noto di aver cambiato le sue stime relative all’economia italiana, prevedendo una recessione della durata di tre anni e una crescita a -4,3% per il 2009. Un ulteriore previsione di peggioramento, inoltre, investe i conti pubblici che si vanno a collocare al di fuori dei parametri di Maastricht, con un deficit del 4,7% del Pil a fine 2009 e che potrebbe addirittura arrivare al 6% nel 2010.


Per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil è previsto già quest’anno il superamento del tetto del 3% stabilito dall’Unione Europea, con una previsione del 4,7% per il 2009 e del 5,9% per il 2010. L’Ocse prevede anche una diminuzione nei consumi privati in calo del 3,0% e un ulteriore incremento del tasso di disoccupazione portato al 9,2% per il 2009 e al 10,7% per il 2010.

L’OCSE ha affermato che il governo italiano dovrà concentrarsi su misure volte ad un consolidamento a lungo termine del budget, accelerando la riforma delle pensioni e migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione. Il problema principale dell’Italia, tuttavia, ha affermato l’organizzazione, rimane il debito pubblico, il terzo maggiore del mondo e che deve anche essere rifinanziato quest’anno per circa 300 miliardi.


Il rapporto OCSE, infatti, ha sottolineato che l’elevato debito pubblico e il timore che potrebbe essere difficile rifinanziarlo hanno limitato l’azione di controllo fiscale: il governo italiano ha varato misure di stimolo limitate a circa lo 0,5% del Pil, inferiore a quelle di altri Paesi.

Il lato positivo di questo disastroso aggiornamento di previsioni riguarda il sistema bancario che ha mostrato di essere meno esposto ai rischi rispetto ad altre tipologie di settori. Anche questa nota positiva, tuttavia, è condizionata da altre circostanze. Le due maggiori banche italiane, che vanno a coprire un terzo dell’intero settore, svolgono la propria attività in paesi dell’Est Europa e potrebbero risentire dei problemi di quella zona.

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