Gli effetti delle decisioni Fed sull’Euro

di Carlo Valuta Commenta

Complici anche le misure di stimolo lanciate la settimana scorsa dalla Banca centrale europea, gli investitori scommettono su asset rischiosi. Rimane da capire quanto durerà questo trend visto che l'economia globale stenta a crescere.

Il recupero di Wall Street convince (ma non del tutto) le Borse europee. Piazza Affari chiude invariata (+0,02%) dopo una giornata ricca di oscillazioni.

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A pesare è soprattutto il settore bancario con Bpm e Banco Popolare: la Consob ha vietato le vendite allo scoperto e la Bce ha fissato paletti difficili da scavalcare per la fusione. Nel resto d’Europa Londra ha ceduto lo 0,19%, Francoforte ha recuperato lo 0,59% e Parigi lo 0,44%. Bene New York che conferma il rimbalzo della vigilia: il Dow Jones sale dello 0,65% a 17.595,04 punti, il Nasdaq avanza dello 0,43% a 4.795,65 punti mentre lo S&P 500 mette a segno lo 0,42% a 2.049,29 punti.

D’altra parte, grazie all’effetto Yellen e al rally del petrolio, i listini Usa hanno riportato in positivo il bilancio da inizio anno recuperando quasi due mila punti dai minimi intraday del trimestre in corso toccati il 20 gennaio scorso. Il quel giorno il calo da inizio 2016 era pari all’11,33%. Dall’altra parte dell’Atlantico, gli investitori continuano a brindare al fatto che la banca centrale americana ieri abbia fatto capire di non avere alcuna fretta di alzare i tassi. E infatti i membri del suo braccio di politica monetaria prevedono nel 2016 due strette e non più quattro come calcolato lo scorso dicembre. Complici anche le misure di stimolo lanciate la settimana scorsa dalla Banca centrale europea, gli investitori scommettono su asset rischiosi. Resta da capire quanto durerà questo trend visto che l’economia globale stenta a crescere. A beneficiarne sono soprattutto i titoli di Stato con i Btp italiani decennali che rendono l’1,26%, mentre lo spread con gli omologhi bund tedeschi è a quota 105 punti base. Sul fronte macroeconomico, invece, basta guardare ai prezzi alla produzione che in Germania sono scesi dello 0,5% congiunturale a febbraio e del 3% tendenziale. Le previsioni segnalavano un calo rispettivamente dello 0,2% e del 2,7%. Negli Usa, invece, la fiducia dei consumatori è calata in marzo a 90 da 91,7 di febbraio. Il dato è sotto le attese degli analisti, che scommettevano su 92,2.

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