Obama respinge i piani presentati da Chrysler e General Motors

di Gianni Puglisi Commenta

Per i colossi automobilistici americani gli aiuti statali sembrano allontanarsi sembra di più. La task force designata dal presidente Barack Obama..

Per i colossi automobilistici americani gli aiuti statali sembrano allontanarsi sembra di più. La task force designata dal presidente Barack Obama, infatti, ha bocciato il piano di ristrutturazione prospettato da Chrysler e General Motors definendolo assolutamente incapace di garantire alle due aziende un risanamento della loro situazione finanziaria.

Il piano di recupero di General Motors, in particolare, prevede una richiesta di ulteriori 16,6 miliardi oltre ai 13,4 già incassati e, allo stesso tempo, prevede un drastico taglio dei costi, ossia il licenziamento di 47.000 posti di lavoro, la chiusura di diversi impianti, e la vendita di alcuni marchi come Saturn e Hummer.


Chrysler, invece, ha inoltrato una richiesta di 5 miliardi di dollari mentre per quanto riguarda il suo piano di ristrutturazione esso prevede misure ben diverse da quelle di General Motors, ossia una partnership con la Fiat, a cui andrebbe il 35% dell’azienda in cambio di un notevole apporto tecnologico.


I piani di recupero presentati da entrambe le aziende, tuttavia, non sono assolutamente riusciti a convicere il governo il quale ha concesso ad entrambi i colossi un ulteriore opportunità. General Motors, infatti, avrà 60 giorni di tempo per presentare un nuovo progetto, mentre Chrysler avrà solo la metà del tempo per presentare un progetto che illustri nel dettaglio la potenziale alleanza con Fiat.

Il rifiuto, ha spiegato il governo americano, è dato dal fatto che i piani presentati non forniscono alcuna garanzia e non sono assolutamente in grado di assicurare che gli aiuti richiesti consentano il risanamento dell’azienda a lungo termine. Per far si che ciò avvenga, infatti, è necessaria una strategia più incisiva in grado di convincere il governo sull’assoluta utilità e necessità dei finanziamenti.

Si sostiene che Chrysler, in particolare, non può sopravvivere come gruppo autonomo ed è per questo motivo che il governo concederà gli aiuti solo se l’allenza con Fiat andrà a buon fine.

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