
Citigroup, che è per dimensioni la terza banca degli Usa, ha chiuso il secondo trimestre del 2011 con un utile di 3,3 miliardi di dollari, facendo segnare un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Citigroup, che è per dimensioni la terza banca degli Usa, ha chiuso il secondo trimestre del 2011 con un utile di 3,3 miliardi di dollari, facendo segnare un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sono invece 16 le banche secondo gli stress test che in caso di choc economico vedrebbero il Core Tier 1 scendere tra il 5% ed il 6% cioè vicino alla soglia minima di resistenza.

La famosa banca newyorkese, infatti, che serve circa 90 milioni dei più facoltosi clienti, è riuscita più d’ogni altra a cavalcare l’onda della ripresa e, soprattutto grazie all’ottimo comparto di investimento di cui può disporre, risollevarsi e ottenere profitti da capogiro.

Il samurai bond è nient’altro che un titolo pluriennale emesso in yen e contrattato presso la borsa di Tokyo, emesso però da una realtà istituzionale o industriale che non è appartenente al paese nipponico.

Il direttore generale Paolo Ceretta, punto di riferimento della società che possiede una partecipazione in Generali del 2,4%, ha fatto sapere che il risultato di bilancio non vuole andare in difetto con la gestione ordinaria del gruppo che ricorda essere solida ed efficiente.

La compagnia assicurativa transalpina aveva già intrapreso la procedura di acquisizione al punto da inviare all’Isvap una richiesta specifica al fine di poter acquisire il 20% del capitale della società facente parte del Gruppo Ligresti.

Secondo il Financial Times,il governatore di Bankitalia e prossimo presidente della Bce, Mario Draghi, “deve chiedere a Unicredit, le cui azioni sono state ultimamente le più deboli, di unirsi ad altri nell’effettuare un aumento di capitaleâ€.
Negli scorsi mesi i più importanti istituti bancari, da Intesa Sanpaolo a Banco Popolare, da Ubi Banca a MontePaschi fino Popolare Milano hanno varato un aumento di capitale.
A fare la parte del leone sono state le banche con Unicredit che ha centrato il rimbalzo con un +5,89% a 1,222 euro seguita da Intesa Sanpaolo (+3,34% a 1,577 euro), Mps (+5,2% a 0,518 euro), Ubi Banca (+5,52% a 3,672 euro), Bpm (+7,32% a 1,54 euro, su il Banco Popolare (+2,04%) e Mediobanca (+1,46%).
Il settore, con il suo forte peso, trascina con sé gli indici e Milano si conferma la migliore in Europa.

I dati forniti dall’Association of European Business non lasciano dubbi di sorta: la casa torinese consolida il terzo posto nella vendita di veicoli commerciali con peso inferiore alle sei tonnellate, surclassata solamente dalle nazionali Uaz e Gaz.
La vendita dei titoli di stato, pur mostrando un aumento dei rendimenti richiesti (dal 2,147 al 3,67), ha ottenuto una domanda che ha superato di una volta e mezzo l’offerta.
Si è innescato il cosiddetto effetto rimbalzo, guidato dalle banche e accompagnato da un restringimento dello spread Btp/Bund dopo il nuovo massimo di inizio seduta.

In avvio di scambi Banco Popolare cede il 2,92%, Mps il 2,94%, Bpm il 2,51%, Mediobanca il 2,44%. Pesanti anche FIAT (-4,9%) oltre a tutti i titoli assicurativi e finanziari.


Venerdì nero per la borsa di Milano con l’indice Ftse Mib che ha chiuso in calo del 3,47%, scendendo sotto i 19.000 punti ai minimi dal luglio 2010.
La situazione a Piazza Affari ha messo in allarme la Consob che, dopo un esame della situazione, decide una stretta sulle vendite allo scoperto, quelle che alimentano appunto la speculazione, in particolare al ribasso.

Morgan Stanley ha evidentemente anche tagliato il target price, che è stato abbassato da 645 dollari per azione a 600 dollari.