
Il metodo che più affascina è quello di fare trading on line poichè è un metodo che permette all’investitore di giocare in assoluta libertà puntando su molti mercati finanziari e in qualsiasi momento della giornata.

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Le ultime dichiarazioni del governatore della Banca d’Italia Draghi hanno confermato l’alone di incertezza che regna dinanzi al futuro dell’economia italiana.
Durante una conferenza a Dublino il governatore ha infatti ribadito che l’inflazione nel prossimo semestre sarà ancora più incisiva delle attese, e che questo avrà , ovviamente, delle dirette ripercussioni sul costo della vita.
Nonostante il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, abbia invitato i responsabili dei dicasteri a non diffondere il pessimismo nei vari ambiti della società italiana, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti non se la sente di rassicurare i suoi concittadini circa il futuro dell’economia nazionale e internazionale.
La crisi economica che sta coinvolgendo tutto il sistema economico mondiale potrebbe infatti peggiorare, ha rivelato il Ministro, aggiungendo che il mondo sta cambiando “in senso negativoâ€, dirottato in un andamento opposto rispetto a quanto era stato prefigurato anni fa, quando i pensieri di un mondo perfettamente globalizzato facevano sperare in un decennio destinato al meglio.

La compagnia ha inaugurato la propria fase di sviluppo con tutti gli elementi del caso: le dichiarazioni di un Presidente carismatico (Luca Cordero di Montezemolo), gli auguri di molte personalità del mondo imprenditoriale (su tutte, quella del Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia) e alcuni annunci in grande stile (tanto che si è parlato di “rivoluzione†nel traffico ferroviario italiano).

Considerato il fatto che il prezzo del petrolio è valutato in dollari all’Europa non dispiace che l’Euro sia forte, ma gli analisti sostengono che entro un anno il prezzo di un barile di petrolio possa raggiungere la soglia psicologica dei 200 dollari mentre il cambio euro-dollaro dovrebbe portarsi intorno a 1,2.


La crisi finanziaria americana non conosce ancora battute d’arresto. Ha infatti alzato bandiera bianca la IndyMac Bank, mentre Freddie Mac e Fannie Mae sembrano desolatamente prendersi per mano per essere condotte verso la strada dell’insolvenza.
Il fallimento di IndyMac, nella fattispecie, sembra essere particolarmente significativo. Non si tratta infatti di una banca qualsiasi, ma di uno dei principali istituti di credito degli Stati Uniti, con attività finanziarie per oltre 32 miliardi di dollari.
Secondo quanto dichiarato dall’authority, l’Eni, principale rivenditore di gas naturale d’Europa, occupa nel mercato italiano una posizione dominante in grado di danneggiare la corretta competizione nell’area.
Secondo quanto dichiarato da Alessandro Ortis, dell’authority per l’elettricità e il gas naturale, il settore in questione sarebbe particolarmente in ritardo in termini di efficienza di mercato e sviluppo delle infrastrutture. Il mercato nazionale del gas naturale, ha proseguito Ortis, è dominato pesantemente da Eni, in ogni parte della catena.
Dopo Fincantieri, un’altra società finisce nel mirino delle privatizzazioni da realizzare al più presto: è Tirrenia, compagnia marittima formata dall’unione di quattro società regionali, che l’attuale Governo vorrebbe destinare almeno parzialmente in mani private, al fine di migliorare il grado di competitività nel settore, evitando che la compagnia possa trasformarsi, nella peggiore delle ipotesi, in una “nuova Alitalia“.
La decisione di privatizzare Tirrenia è giunta per voce dello stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che a margine di un’assemblea ha dichiarato di essere convinto che la società esercita la propria attività facendo una concorrenza sleale nei confronti dei concorrenti privati.
Ma cosa fare di Tirrenia? La mossa più semplice sarebbe quella di riportare la gestione della compagnia nell’ottica delle quattro Regioni che godrebbero del possesso delle altrettante società componenti l’azienda marittima.

L’andamento anti-ciclico dei titoli del settore farmaceutico è la loro forza. Il mercato dei farmaci conosce solo piccoli momenti di ribasso, dal momento che l’acquisto dei farmaci prescinde da motivazioni di tipo economico ed è correlato solo allo stato di salute della popolazione.
I titoli forti di questo settore sono quelli ricollegati alle grandi multinazionali del farmaco, quali Roche, Merck, Novartis, Astrazeneca, Glaxo e Pfizer, per citarne alcuni. Le ultime quattro settimane, in particolare, mostrano una particolare vivacità di questi titoli, con incrementi a cifra doppia per Glaxo, Astrazeneca e Novartis.
Un po’ meno positivo l’andamento di Pfizer, mentre sono decisamente negative le quotazioni di Roche. Nonostante ciò, la Roche ha recentemente concluso alcune importanti acquisizioni e quindi il titolo dovrebbe tornare a salire nelle prossime settimane.

Già entro pochi giorni, stando alle convinzioni dei vertici dell’istituto di credito toscano, la partecipazione nella Banca Monte di Parma dovrebbe passare all’interno del portafoglio di Banca Sella: quindi, salvo sgradite e del tutto improbabili sorprese, nome dell’acquirente e data della conclusione dell’accordo sarebbero già in cassaforte.
Dovrebbe tardare poco di più, invece, il passaggio di mano del 70% della Sgr, per acquisire la quale rimangono in pole position Credit Suisse – Investitori associati e Clessidra – Fmr Asset Management.
Non che ci fosse bisogno di un annuncio (anzi di uno studio ufficiale) della Banca Mondiale per averne sentore. Tuttavia una conferma piuttosto autorevole di quanto l’uso e abuso di biocarburanti abbia nuociuto ai prezzi alimentari, è arrivata proprio nelle scorse ore grazie all’istituzione finanziaria internazionale.
La Banca Mondiale ha infatti dichiarato che a causa del forte incremento nell’utilizzo di biocarburanti, il peso sul prezzo dei prodotti alimentari è aumentato di circa il 75%.
Quanto annunciato dalla Banca Mondiale contrasta pertanto le dichiarazioni del presidente statunitense George W. Bush, che pochi giorni fa aveva reso noto che la principale responsabilità nel caro-prezzi dei cibi era da attribuirsi alla Cina e all’India, e allo sfrenato aumento della loro domanda alimentare.

Con una capitalizzazione di 764 milioni di dollari nel mercato mondiale e 43,7 milioni di azioni circolanti, il ferro negli ultimi tre anni ha assunto un andamento altalenante, raggiungendo il minimo sotto quota 14 dollari nei mesi scorsi e il massimo a quota 26 dollari a luglio dello scorso anno.
Sicuramente, l’investimento in questo mercato deve essere affrontato con molta cautela da parte del piccolo-medio investitore, così come bisogna usare sempre molta prudenza quando si decide di investire in materie prime. Tre sono le Blue Chips più note che seguono l’andamento del ferro e di molte altre materie prime legate all’estrazione mineraria: l’Anglo American Gold, il BHP Billiton plc e il Rio Tinto, appartenenti a tre multinazionali inglesi, quotati al Nasdaq il primo e al NYSE gli altri.