Tremonti prevede un 2009 peggiore del 2008

di Stefania Russo Commenta

Nonostante il 2009 sia iniziato da solo poco più di due mesi, le analisi e le indagini svolte sino a questo momento hanno avuto come conclusione..

Nonostante il 2009 sia iniziato da solo poco più di due mesi, le analisi e le indagini svolte sino a questo momento hanno avuto come conclusione sempre lo stesso risultato che vede il nuovo anno, dal punto di vista economico e finanziario, ancora più difficile rispetto al 2008.

Tale circostanza è stata evidenziata dai principali economisti italiani, compreso il Ministro dell’economia Giulio Tremonti che ha evidenziato come per ridurre al minimo le conseguenze negative sia assolutamente necessario una cooperazione tra governo, imprese, parti sociale e istituti finanziari. E’ necessario, infatti, che tutti questi organismi collaborino tra di loro altrimenti si avranno risultati disastrosi per l’economia italiana.


Uno degli aspetti più importanti, secondo Tremonti, è quello relativo alla concessione di credito, un elemento che ha conseguenze inevitabili su tutto e su tutti. Infatti, se le banche hanno difficoltà a concedere finanziamenti finiscono per soffrirne tutti, famiglie, imprese e, alla fine, anche le stesse banche. Come ha affermato lo stesso ministro “le banche sono utili solo se fanno le banche, non se il loro operato resta fine a se stesso“.

Il discorso del ministro, tuttavia, non suona affatto come un rimprovero verso l’operato degli istituti bancari. Le banche, infatti, ha spiegato Tremonti, non possono concedere credito creando rischi sui risparmi in deposito ed è proprio per questo che il governo ha ritenuto utile dare il via ai cosiddetti “Tremonti Bond” che in quest’ottica si configurano come un’opportunità per le banche le quali, in questo modo, possono svolgere a pieno regime la loro attività concedendo prestiti alle imprese. Solo così, quindi, si può ripristinare il flusso di credito dalle banche alle imprese e cercare di far risalire l’economia del paese.


I “Tremonti bond” sono stati oggetto di polemiche soprattutto per il loro tasso di interesse pari all’8,5%, giudicato troppo elevato e che, secondo molti, và ad eliminare totalmente la loro utilità poichè in questo modo le banche dovrebbe concedere prestiti alle imprese con un tasso di interesse superiore all’8,5% per avere un proprio tornaconto. Tremonti, a riguardo, ha sottolineato l’erroneità di tale ragionamento affermando che i “Tremonti bond” devono essere concopiti come strumenti di patrimonializzazione delle imprese e non come un debito. Essi, infatti, costituiscono un vero e proprio aumento di capitale per le banche.

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