
Il gruppo elvetico ha chiuso il Q2 2010 con un utile netto pari a 399 milioni di franchi svizzeri, in calo del 12% dai 453 milioni fatti registrare nello stesso periodo dello scorso anno.

Il gruppo elvetico ha chiuso il Q2 2010 con un utile netto pari a 399 milioni di franchi svizzeri, in calo del 12% dai 453 milioni fatti registrare nello stesso periodo dello scorso anno.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, non sarebbe ancora deciso il numero di azioni che saranno vendute dai governi americano, canadese e dell’Ontario, al mercato, dal fondo di previdenza dei lavoratori del settore auto e da altri azionisti.

Il monito, tuttavia, suona come una vera e propria minaccia, visto che l’agenzia ha sottolineato come, nonostante ci sia stata una conferma del rating AAA, per questi paesi si è visibilmente ridotta la distanza che c’è prima del declassamento.


In realtà l’annuncio del ritorno in Borsa era già atteso per la scorsa settimana, tuttavia l’improvviso cambio dell’amministratore delegato ne ha provocato lo slittamento.

Mediolanum nella giornata di martedì ha chiuso le contrattazioni in leggero rialzo, dello 0,2447%, rimanendo comunque ancora sotto l’importante supporto, a quota 3,0725 euro per azione.

La multinazionale statunitense, proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio Wal-mart, ha chiuso il Q2 2010 con ricavi in aumento del 2,8% a quota 103,7 miliardi di dollari, e con un utile netto in aumento del 3,6% a quota 3,59 miliardi di dollari, vale a dire 97 centesimi di dollaro per azione di utile.

I motivi principali per questo probabile declassamento sono le difficoltà causate dall’aggiustamento di bilancio in seguito alla crisi economica mondiale.

Ma l’aumento della partecipazione in Johnson & Johnson non è stato l’unico movimento operato dalla holding di Buffett, che al contempo ha incrementato la sua partecipazione anche in Becton, Dickinson and Co., Iron Mountain, Nalco e Sanofi-Aventis. Sempre durante lo scorso trimestre, inoltre, sono stati acquistati 4,4 milioni di titoli di Fiserv, società fornitrice di soluzioni e servizi per i pagamenti elettronici.

Il presidente del gruppo, Dallas J. Howe, ha sottolineato che l’offerta non riflette il valore della posizione attualmente occupata dal gruppo in quello che è considerato un settore strategico e con ampie prospettive future. Il presidente, infatti, ha evidenziato come quello dei fertilizzanti sia un settore che vanta enormi prospettive alla luce di un costante aumento della popolazione mondiale e, di conseguenza, della domanda di cibo.

A spingere in alto i risultati del produttore danese è stato non solo il positivo andamento dell’attività ma anche e soprattutto i risultati positivi registrati in Asia.

Il restante 45% del blocco è detenuto per il 30% da Surestream Rdc, ossia la stessa compagnia che ha venduto a Eni il 55% di Ndunda perchè non disponeva dei necessari mezzi tecnici ed economici, per l’8% da Cohydro e per il restante 7% da Ibos.

L’analisi tecnica di Exor comunque dimostra una buona forza per il titolo, in particolare un’ottima capacità di tenuta.

Tuttavia, nonostante l’ottimo miglioramento di giudizio, il target price è stato abbassato dal broker, da 3,07 a 2,96 euro, a causa del calo delle stime sulla cassa netta, scese da 275 a 150 milioni di euro per il 2010 e da 273 a 182 milioni per il 2011.